Accordo con i creditori ex art. 7 legge 3/2012 e concordato minore ex art. 74 d.lgs n. 14/2019

La legge 3 del 27 gennaio 2012, regolante le procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento sarà sostituita dal d.lgs n. 14/2019, la cui entrata in vigore è prevista il 15 luglio 2022, dopo diversi rinvii.

Una tra le novità che saranno apportate con l’entrata in vigore del CCI concerne l’impossibilità per il soggetto consumatore sovraindebitato di accedere all’”Accordo di ristrutturazione dei debiti”, procedura che, con l’entrata in vigore del C.C.I., sostituirà l’accordo con i creditori vigente con la legge 3/2012.

L’attuale formulazione dell’art. 7 co 1 della legge 3 prevede che “Il debitore in stato di sovraindebitamento può proporre ai creditori, con l’ausilio degli organismi di composizione della crisi di cui all’articolo 15 con sede nel circondario del tribunale competente ai sensi dell’articolo 9, comma 1, un accordo di ristrutturazione dei debiti e di soddisfazione dei crediti sulla base di un piano che, assicurato il regolare pagamento dei titolari di crediti impignorabili ai sensi dell’articolo 545 del codice di procedura civile e delle altre disposizioni contenute in leggi speciali, preveda scadenze e modalità di pagamento dei creditori, anche se suddivisi in classi, indichi le eventuali garanzie rilasciate per l’adempimento dei debiti e le modalità per l’eventuale liquidazione dei beni[….]

[….] Fermo il diritto di proporre ai creditori un accordo ai sensi del comma 1, il consumatore in stato di sovraindebitamento può proporre, con l’ausilio degli organismi di composizione della crisi di cui all’articolo 15 con sede nel circondario del tribunale competente ai sensi dell’articolo 9, comma 1, un piano contenente le previsioni di cui al comma 1. 

Quindi il consumatore, la cui qualificazione dipende dalla proposta di voler comporre obbligazioni di natura privatistica, assunte e/o contratte per bisogni consumeristici e non derivanti da attività professionale, imprenditoriale etc, ha tutt’oggi la possibilità di scegliere, tra le procedure di ristrutturazione dei debiti, di formulare istanza di accesso al piano del consumatore o all’accordo con i creditori. Solo allorquando il consumatore annoveri tra le obbligazioni a suo carico anche quelle derivanti da attività d’impresa, cessata e cancellata dal registro delle imprese, il debitore non può accedere al piano del consumatore ma alla sola procedura di accordo con i creditori, a nulla valendo la sua qualità soggettiva rispetto alla prevalente natura dei debiti derivanti dalla pregressa attività d’impresa, benchè cessata e cancellata dal registro delle imprese.

L’art. 74 del d.lgs n. 14/2019, codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, prevede che “I debitori di cui all’articolo 2, comma 1, lettera c), in stato di sovraindebitamento, escluso il consumatore, possono formulare ai creditori una proposta di concordato minore, quando consente di proseguire l’attività imprenditoriale o professionale.”

Ebbene il CCI crea un vulnus relativamente alla mancata previsione di accessibilità al concordato minore da parte di soggetti che non possono accedere alla procedura di ristrutturazione dei debiti del consumatore ex art. 67 CCI qualora annoverino tra le obbligazioni quelle derivanti dalla pregressa attività d’impresa, cancellata dal registro delle imprese, e contemporaneamente, dalla formulazione letterale dell’art. 74 del CCI è ad essi precluso anche l’accesso al concordato minore, in quanto la proposta non potrebbe giammai prevedere la prosecuzione dell’attività d’impresa, estinta.

Ebbene quale soluzione è ipotizzabile per situazioni molto ricorrenti in cui il soggetto sovraindebitato, non più imprenditore, annovera tra le sue obbligazioni un passivo derivante dalla pregressa attività imprenditoriale?

Certamente non potrà ad esso essere preclusa la percorribilità di una procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento, residuando la percorribilità della solo procedura di liquidazione controllata, per cui la giurisprudenza di merito sarà chiamata a valutare le istanze provenienti da tali soggetti che, nell’introduzione del giudizio potrebbe adire il tribunale sia mediante la proposta di ristrutturazione dei debiti riservata al consumatore sia mediante la proposta del concordato minore, rimettendo al tribunale la decisione circa la percorribilità dell’una piuttosto che dell’altra procedura.

Ad avviso di chi scrive, in continuità con l’applicazione della legge 3/2012, sembra senz’altro ragionevole che il soggetto sovraindebitato, non più imprenditore, possa accedere al concordato minore qualora intenda ristrutturare anche le obbligazioni derivanti dalla pregressa attività d’impresa; in caso contrario sembra difficile superare la qualificazione soggettiva di consumatore richiesta per l’ammissibilità all’accordo di ristrutturazione regolato dal CCI. E senz’altro non vi sarà bisogno di risorse esterne, il cui richiamo al co 2 dell’art. 74 CCI ne prevede la necessità qualora la proposta non preveda la continuità dell’impresa.

A parere di chi scrive il sovraindebitato che annoveri debiti di natura imprenditoriale tra le sue obbligazioni  può e deve formulare richiesta di accesso al concordato minore qualora intenda proporre una ristrutturazione di tutte i debiti a suo carico.

Sembrerebbe, tra l’altro, difficile che il debitore che annoveri a suo carico debiti derivanti dalla attività d’impresa, cessata e cancellata dal registro delle imprese, possa decidere di escludere dalla massa passiva, quindi dalla ristrutturazione, tali debiti, che spesso non sono irrilevanti, ben potendo decidere di adempiervi fuori dal piano con accordi extragiudiziali, aderendo per esempio alla rottamazione o chiedendone la rateizzazione agli enti impositori.

In tal caso sarà possibile accedere all’accordo di ristrutturazione del consumatore, nel cui piano dovrà necessariamente tenersi conto dell’esborso dilazionato per il pagamento di debiti derivanti dalla precedente attività d’impresa, e ciò al fine di valutare la sostenibilità economica della proposta.

Avv. Luigi Benigno

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